Questo è quanto emerge dai risultati pubblicati dalla rivista scientifica Nature che attribuisce queste 38mila morti alle emissioni supplementari di ossido di azoto: un numero pari a quello degli abitanti di una città italiana di medie dimensioni.

Il diesel, quindi, non genera soltanto danni ambientali così come si pensava fino a qualche anno fa, ma ha delle ripercussioni devastanti anche e soprattutto sulla salute umana.

Secondo tale ricerca 1/3 dei veicoli pesanti e ½ dei veicoli leggeri emettono un quantitativo di ossido di azoto che supera i limiti imposti dalle normative internazionali vigenti: partendo dall’analisi delle emissioni di ossido di azoto annue, è scaturito che delle 110 tonnellate prodotte (per le svariate attività dell’uomo quali industria, agricoltura, produzione di energia ecc.), circa 23 milioni derivano dai veicoli diesel.

È necessario imporre degli standard più rigorosi e stringenti altrimenti si rischia di quadruplicare il numero delle morti da qui ai prossimi 20 anni: secondo le previsioni, infatti, se si continua a procedere in tale direzione, senza la creazione e il rispetto di norme adeguate, il numero di decessi aumenterà vertiginosamente, arrivando a 174.000 morti nel 2040.

Sono diverse le città che, per ovviare a questo problema, stanno iniziando a divenire più sensibili in merito al tema della sostenibilità: dopo Città del Messico, Atene, Madrid, anche altre città e, in alcuni casi, interi Paesi, stanno procedendo in tale direzione.

L’aria della capitale francese, ad esempio, risulta essere sempre più inquinata, tanto da causare, annualmente, la morte di circa 2500 persone, ragion per cui il sindaco di Parigi ha deciso di presentare il progetto “Nouveau Grand Paris”, che prevede, entro il 2020, la circolazione di soli mezzi elettrici in città. L’obiettivo è quello di limitare l’accesso alle auto private in centro città, andando a potenziare il sistema di biciclette e di auto elettriche.

Anche l’India sta abbracciando il tema della sostenibilità, prefissandosi l’obiettivo di convertire tutti i veicoli benzina/diesel alla mobilità elettrica entro il 2030: per fare ciò, entro la fine del 2018 verrà aperta una fabbrica statale di batterie.

La decisione è scaturita dal numero crescente di decessi che ogni anno si registrano in India a causa delle polveri sottili. Il governo ha, quindi, deciso di favorire lo sviluppo e l’utilizzo di fonti rinnovabili, riducendo in tal modo quello delle centrali termoelettriche, e di convertire l’intero parco auto circolanti, attualmente pari a 21,5 milioni, in elettrico: la speranza è che vengano venduti da qui al 2020 circa 7 milioni di veicoli elettrici.

La conversione dell’intero parco auto indiano, avrà ripercussioni positive non solo sull’ambiente, ma anche sulla diffusione dei veicoli elettrici nel mondo: se realizzato, infatti, tale cambiamento, porterebbe ad un sorpasso di quanto già realizzato nei Paesi dell’Europa del Nord, vale a dire Norvegia ed Olanda.